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Le municipalizzate e la Riforma Madia (in progress...)

© 2025 Alessandro Dimichino

Prima della riforma Madia (varata in varie articolazioni tra il 2015 e il 2017), le municipalizzate sono state mezzi impropri per aggirare, in maniera del tutto legale, alcuni vincoli della Pubblica Amministrazione.

Vediamo qual’era il problema. Cominciamo col considera una società SpA (la “Municipalizzata”) controllata al 100% da un generico comune (il “Comune”). Dal punto di vista del “Comune”, l’iscrizione a bilancio della “Municipalizzata” consiste nel possesso delle azioni e nell’incasso dei dividendi.

Dal punto di vista della Municipalizzata, si trattava di una società privata e come tale si comportava.

Quando la Municipalizzata chiudeva in perdita, semplificando molto, il Comune semplicemente registrava che non vi erano stati dividendi. I creditori e le banche continuavano a fare credito alla Municipalizzata in quanto questa, essendo di proprietà pubblica, non poteva fallire per definizione1 e trattandosi di rapporto tra privati non erano tenute alla diffusione dell’informazioni agli altri soggetti indirettamente coinvolti (gli stakeholder).

Il risultato di questo regime si traduceva pertanto pertanto in un debito pubblico (quindi a carico della collettività) che non era noto allo Stato che però era costretto a intervenire per sanare le situazioni più gravi. Non dimentichiamoci che ci sono più di ottomila centrali di acquisto nella PA e, non è pubblicato il numero esatto, possiamo ipotizzare che le società controllate siano diverse migliaia.

La riforma Madia tra le tante cose ha introdotto modifiche rilevanti per il bilancio consolidato degli enti locali che sono pertanto tenute a iscrivere a bilancio anche lo stato di salute delle proprie partecipate e controllate.

  1. Per capire quando una società sia realmente privata bisogna chiedersi se questa possa fallire.